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L'ARTE DI MAURO SALVETTI

“L'arte non è ne moderna ne antica, è arte. Il tempo perfeziona lo spirito umano ed è proprio lo spirito che chiede questo. L'arte rimane un mistero e una fede, e quando la si fa secondo qualche teoria è falsa. Dobbiamo liberarci da noi stessi e di tutta la superbia umana, solo così riusciremo a riscoprire il bello”.

Così si esprimeva, Costantin Brancusi, il grande scultore romeno e questo mi è parso di cogliere nell'opera di Mauro Salvetti: l'assoluta libertà espressiva, quindi il non condizionamento a teorie o scuole e la grande passione , la fede nel proprio lavoro, nelle proprie intuizioni e nel proprio mondo poetico e comunicativo che lo portano ad essere artista originale e personalissimo.

Certo nelle sue sculture ci sono, e non potrebbe essere altrimenti, richiami, influssi, citazioni, evocazioni e ricordi di tutto un passato che ha, comunque, lasciato il suo segno, la sua impronta, la sua stratificazione, ma che in Salvetti non è più punto di riferimento definitivo e assoluto, in quanto egli è preso dalla ricerca e dalla definizione di un linguaggio che cerca, ora nell'arcaismo ora nella più tradizionale iconografia plastica, una sua organicità di espressione cui affidare l'immagine della propria tensione lirica e spirituale e di una soluzione plastica che si identifichi con essa. In questa prospettiva va letta l'attenzione che egli sembra porre ai repertori del mito, ai linguaggi, figurativi e segneci, di lontane perse civiltà, a tutto un mondo arcaico definitivamente sommerso dalla nostra “civiltà” e che sopravvive solo in remote, perse popolazioni del pianeta; in questa ottica si inquadra il senso dell'effimero e della precarietà e quella sorta di antitesi tra spirito e materia, istintualità e razionalità che costituiscono e rappresentano la frantumazione e l'indefinitezza dell'oggi. La risposta che Mauro Salvetti elabora e costruisce nelle sue opere è proprio il tentativo di restituire all'oggetto, attraverso il suo discorso creativo (mentale e manuale), una nuova funzione o forse, per meglio dire, una sua antica, dimenticata e persa oggettivazione, presenza, intenzionalità e spiritualità. E', senza dubbio alcuno, una operazione difficile e, al tempo stesso, entusiasmante quella di tradurre i gesti, le parole, i miti, le credenze, le paure in immagini cercando, quindi di esprimere l'inesprimibile, l'ineffabile.

Eppure il linguaggio dell'arte, e quello di Mauro Salvetti ne è un validissimo esempio, è capace di unificare le diversità, di dare corpo ai sogni, di materializzare, annullandole, le paure, di tracciare un percorso tra anima e corpo, tra senso e significato, tra mondo ed universo. Ne consegue un alfabeto di segni, di simboli, di richiami, di tracce e testimonianze, una sorta di “scrittura” dell'anima attraverso la quale Mauro Salvetti si offre alla comunicazione con il pubblico, quasi una sorta di poema in cui narrazione, illustrazione e riflessione si intersecano, legano e si trasmutano nel tentativo di ristabilire un ordine,una precedenza, una originalità alle sensazioni e alle passioni. Comprendere tale linguaggio, inserirsi ed immedesimarsi in esso, coglierne gli aspetti sempre nuovi e diversi, pur nella continuità e nella linearità dell'ispirazione, significa afferrare il senso dell'esistenza e del cammino da compiere e, chissà, potrà anche servire per farci riscoprire (o scoprire) una nostra attitudine a cogliere il tempo e lo spazio in un continuum di spiritualità e organicità con l'autore.



a cura du Luciano Lepri

   
 



Una scultura che analizza il colore e ricerca la luce, quella di Mauro Salvetti, che vuole staccarsi dal motivo, che domina distante, rivolta ai volumi, alla materia. Scultore innovatore che ci mostra oggetti, segni, calligrafie, trasparenze. Sui supporti in legno circola aria nuova e felicità cromatica, oggetti unici nella scultura attuale, per varietà e messaggio, unici in una molteplicità di posizioni in cui Mauro Salvetti vi fa entrare. Lavori semplici in apparenza, ma per l’occhio intenditore divengono memorie, ricordi, qualità poetiche.
Così nell’opera di Mauro Salvetti dal titolo “Interconnessione nell’universo” su di un legno lavorato, il colore si dispiega in azzurri e bianchi, figure stilizzate, incisioni arcaiche ed altri motivi tenuti uniti da un incrociarsi di fili secondo un’espressione filosofica relativa ad un mondo, ad una civiltà, ad una cultura dove tutto è connessione, tutto si tramanda da una genesi iniziale e niente di meglio l’arte per ricordare tutto questo.
Magia e mistero in queste sculture, opere della personalità artistica di Mauro Salvetti, che non è tanto da catalogare, quanto da studiare, nella sua capacità espressiva, nella sua esplorazione e ricerca. La scultura vola tra sfavillii, che non si negano entusiasmi, forme prevedibili e tracciati imprevedibili. E’ il cantico di un’epopea in cui apprendiamo che l’uomo può scoprire, in fondo a se stesso, i motivi di una crescita, dovuta al fatto che alcuni di questi motivi, usati da Mauro Salvetti, fanno risuonare in noi certi rapporti con determinate forze benefiche, con l’armonia dell’ordine cosmico con i cicli naturali.


a cura della redazione de "Il Quadrato"
  Interconnessione nell'universo
"Interconnessione nell'Universo"
tempera su legno - 105x140 cm - 1999
     


Nella continuità dell’instancabile ricerca pittorica e scultorea, Mauro Salvetti riesce a cogliere l’essenza del gesto, ad esaltare l’armonia dell’insieme, per recuperarne la bellezza originaria e profonda.
Lavori i suoi, fatti di luoghi e di spazi in cui la visione si trasforma in memoria il presente viene fissato e preservato libero da appesantimenti ed inutili orpelli per accentuare ciò che è veramente essenziale.
Semplicità che solo apparentemente è tale, semplicità che non significa superficialità e che non deve trarre in inganno sulle effettive potenzialità dell’artista, ma risultato di un attento studio volto a cogliere i valori essenziali dell’immagine, di un equilibrio raggiunto attraverso un sereno approccio con la realtà che lo circonda, di un delicato lirismo che fonde realtà ed interiorità, in una pittura ed in una manipolazione del legno intensa e permeata di poesia.
Se la pittura, la scultura ed il lavoro artistico visto artigianalmente è l’espressione di uno stato d’animo, allora i lavori di Mauro Salvetti sono confessioni inconsce, sono elusioni delle censure dell’ ego per portare alla luce i sentimenti e le emozioni più intime, sono il pianto, il riso, gli atteggiamenti in cui il corpo traduce la psiche, trasferiti in immagini e nelle figure da lui create, per stabilire un ponte privilegiato tra l’artista ed il mondo.
Lavori i suoi quindi, non costruiti artificiosamente per stupire, ma frutto di una spontaneità che coinvolge ed appaga. Potremo ancora esaltare l’originalità di Mauro Salvetti nell’interpretare la figura, dove è evidente una voluta ricerca espressiva, a volte un po’ esasperata ma che fa emergere il personaggio dandogli precise connotazioni emblematiche.
Ognuno a dentro di sé qualcosa da esprimere ed in alcuni l’esprimersi si esalta meglio che in altri: ecco quindi lo scultore, il poeta, il romanziere, il pittore, in chiara parola l’artista che eleva la sensibilità per arrivare con il mezzo espressivo al cuore dell’uomo.
Mauro Salvetti pittore, scultore, artista, suscita le palpitazioni dell’animo trasfondendo la sua inconfondibile personalità in opere ricche di phatos e suggestive atmosfere.
Le sue opere sono da osservare e da meditare con tranquillità, unica ricetta per godere la bellezza dei lavori presentati ed ancora di più l’amore per l’arte e la poesia che in esse troviamo.


Cav.Casimiro Dell’Arco Talarico
  Sputafuoco
"Sputafuoco"
tempera su legno - 74x177 cm - 1999


Durante la realizzazione del video-tesi per la “Civica scuola di cinema” di Milano, sull’artista Mauro Salvetti, girato in Alexander Platzs, a Berlino, abbiamo ritenuto simpatico ed interessante completare la presentazione del pensiero che ispira Mauro, nelle sue opere, e che viene recepito dall’osservatore anche con questo piccolo libro. Nel video è stato approfondito un discorso in particolare, quello dell’interpretazione che Mauro Salvetti dà all’immagine dello sguardo.
Ciò che anima i suoi progetti è molto profondo: in questo caso sente che creare ed osservare uno sguardo, con la sua dolcezza, la sua severità, la sua espressione, è come trovarsi faccia a faccia con la propria coscienza, suscitando, quindi, sentimenti diversi in relazione allo stato d’animo. Questo fa riflettere, è un invito a mettersi in discussione, uno stimolo per approfondire la conoscenza di noi stessi, dialogando con l’immagine. Proprio come il messaggio che vuole trasmettere con i “metà visi”: questi rappresentano solo la nostra parte fisica , il vero soggetto dell’opera è la parte mancante, quella spirituale che, ognuno di noi, dovrebbe ricercare da sé, per completare la propria personalità; i visi trasmettono un messaggio quasi telepatico, da cuore a cuore.
Nei personaggi nati dalla sua fantasia vivono emotività, passionalità, sensualità; ritiene che scolpirli sia, togliendo le parti superflue ed inutili, far nascere il soggetto, l’essenza, già presente nella materia. A volte, dice, le sue opere nascono così spontaneamente che sembrano avere una materializzazione propria. Per Mauro lo scopo delle arti è quello di soddisfare la mente, creare un attimo di gioia, di riflessione, di benessere, raggiungendo lo spirito delle persone; per questo ha impostato il suo stile creativo in modo particolare, facendolo diventare una scelta di vita. Reputa la musica, la poesia, i quadri come degli amici, come delle presenze, che in alcuni momenti ci fanno provare delle sensazioni, intese come sentimento, come amore verso la bellezza dell’universo proiettandoci in un’atmosfera meditativa e senza tempo. E’ ciò che si sente anche osservando i paesaggi, ricordi di viaggi vissuti e percorsi di cammini immaginari; desidera creare dei mondi fantastici, sperando che anche gli altri vi si avventurino e si lascino trasportare.
Le parti maschili e femminili della nostra natura sono evidenziate in “Incontro”: le loro caratteristiche risaltano grazie a sottili sfumature di forme e colori. Questo rappresenta l’importante gioco della scoperta delle diversità caratteriali di ognuno di noi.
Per Mauro l’uomo dovrebbe riscoprire il piacere di vivere rispettando le persone, la terra e collaborare ad un’armonia totale con il mondo. Ciò è espresso in opere come “Interconnessione nell’universo”; qui un sottile filo lega ogni evento in un fragile rapporto di interdipendenza di cui noi siamo i responsabili. La rottura del filo può portare ad esiti ignoti ed imprevedibili. In “Equilibrio tra gli eventi” vi è la ricerca di un’armonia, di una stabilità da trovare tra le varie situazioni spiacevoli, impreviste, difficili, gioiose, inevitabili nel percorso della vita. Anche i viaggi, gli spostamenti, la grande città, la piccola oasi, i grigiori, i forti colori, la tranquillità, il caos, la solitudine, il bene, il male, la natura, la musica, le linee, i quadrati, il silenzio stimolano in Mauro il desiderio di fissare sensazioni provate, momenti trascorsi con la creazione di nuove opere e l’elaborazione di diverse tecniche.
In alcune creazioni egli ha cercato un rapporto diretto con l’osservatore, un dialogo, coinvolgendolo attivamente, per invitarlo ad esprimere la sua interpretazione, la sua fantasia, riscoprendo così il gusto di ricercare ciò che l’opera rappresenta: nel libro troverete anche una parte delle dediche e delle emozioni raccolte, tra la gente, in occasione delle varie mostre.
La maggior parte delle esposizioni viene effettuata sulle strade, nelle piazze, in manifestazioni artistiche, di molte località del Trentino, tra cui Cavalese, Campiglio, Moena, Predazzo, Malè, Folgaria, Riva del Garda e a Bologna, Udine, Firenze, Trieste, Bergamo, Padova, Reggio Emilia, Grado, Sarmede, Bassano del Grappa, Verona e molte altre. Inoltre ha partecipato ad importanti appuntamenti artistici, che sono la sua aspirazione per il futuro: a Luzzara (RE) al “Museo Nazionale Arti Naives Cesare Zavattini”, dove, da diversi anni, concorre al Premio che annualmente vi si tiene, a Milano a “Pittori sul Naviglio”, a Novegro (MI)a “Seleart”, mostra-mercato d’arte contemporanea, a Brescia ad “Artenstrasse”, a Parma ad “Arte Europa 2000”, a Sanremo (IM) al “Festival internazionale d’arte contemporanea”, a Berlino a “Das Trentino in Berlin, a Trento alla mostra d’arte “La Trance”. Numerose sue opere si trovano in collezioni private, “Guardando lontano” si trova in esposizione permanente nel Reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Guastalla (RE) e il “Museo Nazionale Arti Naives Cesare Zavattini” ha acquisito una sua opera “Luna che piange”, diventata patrimonio permanente del museo.
Sperando di essere stata abbastanza esauriente e augurandovi che la sua arte vi faccia trascorrere dei momenti piacevoli, un po’ incantati e riflessivi, vi invito, se ne avete l’occasione, a visitare una sua esposizione, con la speranza che anche voi sentiate quanto l’atmosfera sia densa dell’ispirazione dell’artista, sensazione che ho provato sin dal primo momento in cui ho avuto modo di ammirare i suoi lavori.


Tania Cestari
   
 

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